un compagno fastidioso e stimolante

Maputo

Eccomi

Utente: albertolibertad
Alberto nasce il 7 Giugno 1979, da mamma Giulia e papà Pietro, a Castiglione delle Stiviere (MN): son passati 29 anni. Nel 1981 la famiglia si sposta verso nord in provincia di BS, raggiungendo Esenta: piccola contea di 500 hobbit. È nel 1982 che nasce la sua unica e bellissima sorellina Marta. Il pargolo frequenta le Scuole Elementari del villaggio, poi le Medie nella vicina cittadina ed approda al Liceo Scientifico, nel 1993. In quel momento gli amici decidono che si chiamerà muia. Nel 1998, dopo la maturità, il giovane elabora il suo futuro in un lungo viaggio a sud della penisola: si iscriverà a Economia Politica, a Parma. Nel 2003 si laurea con una tesi sul "vantaggio economico della conservazione delle risorse naturali nei Paesi in Via di Sviluppo". Nel 2005 ottiene un diploma di Master a Ferrara con tesi su "la cooperazione in Angola tra emergenza e sviluppo". Ha vissuto a Parma e poi é partito verso sud: Bologna, Gerusalemme, Luanda, Maputo... lavora nella cooperazione allo sviluppo, prima per una ONG italiana nella gestione di progetti di emergenza e sviluppo sui temi legati all'acqua, all'ambiente e all'agricoltura; poi per le Nazioni Unite. Oggi vive con Karina a Maputo, in Mozambico. Conserva e approfondisce le sue passioni per la musica, la fotografia e la letteratura; mischiandole spesso. Fa parte della comitiva musicale itinerante "i Chapas be'" ed e' special guest perenne della "KasKa & BiosKa band". Scrive e collabora dal 2000 con "ACAM - Associazione Culturale Archeologia e Misteri". Partecipa e collabora dal 1999 al progetto "Animatema di famiglia". E' sostenitore di "Survival International". In questo blog si sente libero di informare, riflettere e divulgare (su) tutto ciò che ritiene prezioso. Amen.

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lunedì, 30 marzo 2009
Papa Ãfrica!

nunca mais





Domenica pomeriggio: ieri. Non fa esageratamente caldo; ma decidiamo di passare le ore a cavallo del mezzogiorno in una nuova piscina, che ci hanno segnalato dove ci immaginavamo ci fosse solo mare… ci mettiamo in macchina; si accende l’auto, si parte.

Accendo anche la radio, che cattura subito la mia attenzione: trasmette una canzone su una frequenza sconosciuta. Anzi no, trasmette un canto… registrato male! Cantato da… bambini?! Si, voci giovani… agitate, comunque; forse un live! Ma di cosa?

E’ un canto melodicamente bellissimo: di quelli che sai esattamente dove cominciano e dove vanno a finire; quelli che fischietti dopo il primo ascolto, quelli che il pubblico vota 10 e la critica 1. Quelli tipo “notti magiche”, che ogni volta ci scappa il brivido.

Mentre il canto sfuma, una voce roca si sovrappone, in latino: è chiaramente il Papa.

In un pomeriggio qualunque di Maputo, la radio trasmette la messa domenicale del Papa da Luanda, Angola.

 

Ho letto i giornali degli ultimi giorni, so esattamente dove si trova il Papa: nella chiesa di São Paulo a Luanda, che immagino colma in ordine di posto: colma la Chiesa, la strada antistante, l’intero quartiere. Immagino il Papa sudato, nell’umidità asfissiante di Marzo; immagino la polvere sulla pelle, la luce negli occhi; immagino il profumo, o l’odore, che investe il Papa ad ogni respiro.

Confesso una certa commozione: so esattamente “cosa sta provando”, durante la sua prima visita in Africa, in quella città così incredibile. So cosa sta pensando la gente; so cosa possa significare “la visita del Papa in Angola”, per gli angolani: conservo alcuni ricordi del viaggio di Papa Giovanni Paolo II, alcuni racconti, alcuni cippi posizionati sulla rotta del suo passaggio nel lontano 1992.

 

Quella era un’Angola che lottava con se stessa, in una pausa inverosimile nel conflitto civile, che si sarebbe rivelata fittizia. Questa è un’Angola che ha altre cose per le mani: la lotta per l’educazione e la sanità alla portata di tutti; la lotta per la giustizia, nella distribuzione e nell’investimento delle risorse, e dei capitali che ne derivano; la lotta per le pari opportunità. La lotta contro l’ignoranza, la lotta per l’inclusione sociale.

Tra tutte queste, ce n’è una più grande e difficile, che accomuna l’Angola, all’Africa e al mondo: la lotta all’AIDS.

 

L’Africa è il continente più colpito: qui vivono i due terzi (22 milioni di persone) dei sieropositivi dell’intero mondo; e ne muoiono i tre quarti. Gli studi in materia convengono nel ritenere che alla base dei successi (pochi) degli ultimi anni. il preservativo ed il ritardo nell’inizio dell’attività sessuale siano tra i fattori che hanno più contribuito alla riduzione o stabilizzazione dei casi.

 

E allora anche di fronte alla mia commozione, all’interesse per questo viaggio del Papa in Africa e all’appoggio che mi sento di dargli, per i buoni segnali che indipendentemente da tutto vuole lanciare, non riesco proprio ad accettare queste sue parole; ancora una volta!

 

Nella lotta all’AIDS non esiste una ricetta giusta per risolvere il problema, e non esistono miracoli. Certo è che, tra tutte le campagne lanciate negli ultimi 20 anni, le ultime si possono dire le uniche che sono riuscite a smuovere qualcosa di positivo.

Non posso pensare che il Papa dica il contrario.

I preservativi non risolvono il problema dell’AIDS, così come le protesi non risolvono il problema delle mutilazioni e l’ampliphon non risolve la sordità. Ma in questo mondo così imperfetto, dove l’uomo può, ahimè, contare solo sui suoi simili, non possiamo permetterci di criticare ma piuttosto promuovere quanto ci porta beneficio.

Non posso credere che il Papa non sia d’accordo.

Il suo messaggio contiene sicuramente un fondo di verità ed è giusto, ad un sottile livello di analisi: ne sono sicuro. Ma tali interpretazioni non sono adatte al tipo di missione che il Papa ha intrapreso, affrontando folle oceaniche da un palco concertistico. E lo dovrebbe sapere bene il Papa, grande comunicatore, che la platea va scelta bene prima di aprire la bocca in pubblico. Che ciascuno deve essere fiero del potere che la sua parola ha; ma che si deve sentire responsabile del significato di ogni cosa detta da che si apre a che si chiude la bocca.

Non posso immaginare che il Papa non ci abbia pensato.

 

Quindi ciascuno faccia il suo lavoro. Da tanti anni la scienza cura i fedeli in una forma diversa da ciò che fa la religione. E tutti, compresi i Papi, sembrano aver accettato e capito questa separazione dei compiti. A tutti ha giovato.

Ciascuno governi sul proprio popolo. Chi non ha popolo ma ha il privilegio di poter influenzare potenzialmente l’intero mondo, non si faccia prendere la mano, credendo nell’assolutezza del proprio ruolo. Non necessariamente tutti gli altri dicono cose più stupide.

Infine chi è convinto di avere un’idea giusta la promuova, e come un seme la semini, nel proprio orticello. I semi son fatti per essere coltivati gelosamente, non per essere lanciati al vento.

Perché se da quel seme nascerà qualcosa, questa nascita sarà la prova stessa dell’esistenza di un’alternativa. E in quel momento, non dovremo più convincere nessuno.

Postato da: albertolibertad a 00:25 | link | commenti
religione, africa, papa, aids, attualità, luanda

martedì, 10 febbraio 2009
La stagione delle piogge

I giorni nascono presto a Maputo, intorno alle 4.30 in questo periodo: è strano aprire gli occhi a quell’ora e trovar la luce. Una doccia fresca rigenera le cellule dalla notte passata. Ti senti scivolare nella nuova giornata che nasce sempre fresca, silenziosa, profumata e ventilata. Ma poi, più in fretta di quanto si possa immaginare, col passare dei minuti l’aria rallenta, i profumi si diradano, o vengono inghiottitti da fragranze più forti; cresce l’umiditá e la temperatura, fino al punto che la freschezza diventa un lontano ricordo, e la doccia non è servita a niente. Sono forse le 9 del mattino. Il corpo si muove con difficoltà, cotto a queste temperature, abbacchiato da cotanta umidità; l’aria condizionata è piacevolissima, ma ha creato dipendenza: riusciamo a lamentarci se la stanza in cui ci troviamo non ha meno di 20 gradi. Gli ambienti chiusi diventano gli unici in cui sappiamo muoverci; ma siamo a Maputo, non a Manhattan! Uscircene per strada ci disturba, passeggiare sotto il sole sembra folle. Si vorrebbe bere, bere e bere; si vorrebbe un bagno fresco e poi un altro, si vorrebbe chiudere gli occhi e riposare, in attesa che cambi qualcosa...

Succede spesso verso il tardo pomeriggio, quando nuvole più decise si addensano sulla città da sud; non annunciate ma attese. Succede quasi tutti i giorni, quasi. L’acqua non ci mette molto a cadere e la pioggia si inspessisce in pochi secondi finché le gocce si fanno getti puntati in ogni direzione.

Quando la città non vede arrivare la pioggia, si fa ogni giorno più calda, alzandosi oltre la media dei 30 stagionali. Quando il cielo non riesce a liberarsi quotidianamente della pioggia che porta, se la tiene per il giorno dopo, aggiungendola a quella che avrebbe liberato: se non piove per 3 giorni di fila, il quarto sarà meglio stare in casa.

Martedì 3 Febbraio 2009 la temperatura raggiunge 43° C. Dopo 7 giorni senza pioggia, verso le 17 si scatena un putiferio, un diluvio memorabile e sarcastico, nella sua follia.


Come il Sergente Dan Taylor in Forrest Gump, dirigiamo la difesa dalla torretta della barca da gamberi durante tutta la notte.

La mattina ci svegliamo vittoriosi, in una giornata di nuovo tranquilla.

 

Sono stato lontano dal Mozambico per qualche settimana, a casa. Per innumerevoli giorni è caduta acqua dal cielo, ha fatto freddo e c’è stata nebbia. La notte gelava.

Poi ho ripreso un aereo per la stagione delle piogge.

Postato da: albertolibertad a 15:35 | link | commenti
africa, pioggia, clima, mozambico, maputo

giovedì, 06 novembre 2008
Barak Zucconi, n. 5

Vittorio Zucconi, che dà il titolo "la rivincita dell'intelligenza" al suo articolo sulla vittoria di Obama alle presidenziali americane, non può che essere il 5' iscritto al Partito dell'Informazione. www.repubblica.it/2008/10/speciale/altri/2008elezioniusa/zucconi-sul-trionfo/zucconi-sul-trionfo.html

Anche Maputo si è svegliata felice ed incredula... i festeggiamenti, più o meno informali, continueranno lungo tutto il fine settimana. A mia memoria, non ricordo reazioni simili ad un voto politico. Credo sia un momento, soprattutto, di credibilità.
e adesso, Forza Obama.

Postato da: albertolibertad a 08:54 | link | commenti

giovedì, 11 settembre 2008
"Gli economisti sicuri: la diffusione dei cellulari aiuterà il Terzo Mondo"

tel. africa
Copyright © Vodafone 2008





















Mi sono imbattuto stamattina in questo bizzarro articolo di Repubblica.it:

www.repubblica.it/2008/09/sezioni/economia/telefonini-sviluppo/telefonini-sviluppo/telefonini-sviluppo.html

Nonostante spesso non valga nemmeno la pena commentare gran parte dell'informazione che si trova sui quotidiani nazionali, in questo caso faccio una breve eccezione.

La povertà, la fame, la marginalizzazione, la malattia, lo sfruttamento, NON SI COMBATTONO COI CELLULARI. Anzi, arriverei a dire il contrario. Io direi che lo si può fare cominciando a toglierli; o meglio, a ritardarne l'introduzione. Per almeno 4 motivi:

1. L'investimento per la rete cellulare non è normalmente affrontabile da un "paese povero". Lo dovranno fare compagnie straniere, che saranno sfidate sul mercato da altre compagnie straniere... Mai una compagnia nazionale arriverà a questo tavolo da gioco, mai l'economia nazionale beneficerà come potrebbe farlo in una fase più avanzata. Il miglioramento della comunicazione è un problema delle società post-industriali. Le quali pretendono di convincere Paesi pre-industriali che quella è la via del successo: lo fanno, appunto, per vendere i loro servizi industriali!
2. La possibilità di comunicare NON RISOLVE i diritti umani: il nostro primo impegno comune dovrebbe essere chiaro e semplice a tutti: al mondo ciascuno (soprattutto i bambini) hanno il diritto innato che qualcun'altro al posto loro gli assicuri educazione e salute; almeno. Non chiacchiere.
3. Chi comunica lo fa tra una attività quotidiana e un'altra. Cosa comunica chi non ha acqua da bere o una casa?? Con chi comunica chi non ha famiglia, perché il villaggio non aveva un ospedale, o medicinali?
E invece pare che vendere, anche l'aria fritta, sia sempre e solo la soluzione di ogni problema.
4. L'acquisto del credito telefonico erode le possibilità di risparmio del nucleo famigliare. l'articolo parla di una comunicazione finalizzata allo scambio. Purtroppo, questo si concretizza pochissime volte. Sono sicuro che il 99% delle comunicazioni non raggiungono un fine economico, si risolvono in una conversazione gioviale (piacecole, per carità!) che non permette l'accumulo di risparmio e quindi l'investimento

In tempi come questi, dove ogni frase detta con il giusto tono sembra un successo, permettetemi di dire il contrario.

P.S.: l'immagine iniziale è tratta proprio da uno dei siti che apparentemente sostengono questa affermazione
, e talvolta con iniziative piuttosto concrete: www.receiver.vodafone.com/20-africas-grassroots. Copyright © Vodafone 2008

Postato da: albertolibertad a 15:09 | link | commenti (1)
comunicazione, informazione, attualità, povertà

lunedì, 08 settembre 2008
Mopane, Libera Associazione di Turismo Culturale

viaggio 230Vilankulo (Vilanculos) è forse la cittadina turistica più famosa del Mozambico meridionale. Si trova a circa 700 km in auto dalla capitale Maputo. Per chi viaggia su strada, dista circa 20 km dal bivio con la strada nazionale n. 1 (EN1); il bivio è ben segnalato. Chi si reca a Vilankulo lo fa soprattutto come punto di partenza per l'arcipelago delle isole Bazaruto; noi in realtà lo facciamo anche per goderci questa tranquilla cittadina di provincia, dal grandissimo potenziale turistico e culturale.

La strada che giunge a Vilankulo dalla EN1 entra nella città nella zona sud. Al primo incrocio cittadino si è già in centro: è sufficiente prendere la sinistra in prossimità della rotonda del BCI Fomento per trovarsi nella principale arteria "urbana", rua E. Mondlane, che costituisce una sorta di parallela alla litoranea oceanica, che a causa delle condizioni del fondo stradale rimane ancora una arteria secondaria.

Rispetto al più famoso arcipelago (di Bazaruto), Vilankulo sorge nella parte sud, più o meno in linea con l'isola di Magaruque. La posizione geografica, l'incredibile estensione delle maree (le acque si ritirano in Agosto di minimo 50 metri) ed i fondali sabbiosi regalano sfumature eccezionali degne dei migliori arcipelaghi tropicali. Ci sembra incredibile trovarci unici bagnanti in tutta l'estensione della spiaggia "cittadina". Le palme da cocco cariche di frutti si piegano al vento oceanico fino ad arrivare quasi al bagnasciuga; il vento che giunge da sud trasporta lontano le nuvole che in questo primo giorno si addensano nel cielo; la giornata è ventosa ma sempre piacevole. Anche in Agosto (stagione fredda e secca) la temperatura non scende sotto i 25° ed i raggi del sole si dimostreranno micidiali, nonostante il vento aiuti a non sentirli. Una passeggiata di poche centinaia di metri permette di trovare meravigliose conchiglie dalle forme e dai colori inaspettati!

L' atmosfera della cittadina è allo stesso tempo rilassata e eccitante: nella zona sud, il mercato all'aperto (Mercado Municipal) è un ottimo punto per qualunque genere di acquisto: si trova frutta, verdura, pezzi d'auto, vestiti, artigianato locale, pesce (dopo le 17 per il pesce fresco) come in ogni mercato africano... e fa respirare una bella atmosfera. Durante la nostra visita, troviamo interessanti manufatti di paglia e canna e lavori in legno (soprattutto vasi).
Un meccanico affidabilissimo si dimostra VIP Nissan, che nonostante si rifaccia ad una casa automobiisitca specifica, risolve in maniera inaspettatamente onesta un improvviso malanno della nostra Toyota.
viaggio 171
Non mancano i famosi caffè (Café Moçambicano, nei pressi del mercato, ci serve un discreto espresso ed un dolce per pochi meticais), le sale da tè ed i ristoranti (seguiamo le indicazioni dei nostri contatti in loco e verifichiamo che combaciano perfettamente con le guide turistiche in nostro possesso). Discreta la disponibilità di alloggi e buoni in media i prezzi. Proprio per il contenuto numero di accomodation, consigliamo di prendere contatti prima di raggiungere la città, nel caso non si voglia avere sorprese sui prezzi. Constatiamo come il business turistico (soprattutto) sia gestito in maniera crescente da cittadini zimbabwani, mentre nella parte sud del paese sono generalmente sudafricani; questo si spiega con la relativa vicinanza della zona (5 ore d'auto) dal confine con lo Zimbabwe rispetto a quello con il Sudafrica (10/11 ore). Troviamo uffici di cambio funzionanti esclusivamente presso la banca BCI Fomento, e la procedura si dimostra molto macchinosa.
Le attività ricreative/sportive disponibili in città si effettuano soprattutto sulle isole: è questo il caso del Dhow safari, lento viaggio in barca a vela (Dhow, appunto, tradizionale imbarcazione) compiuto generalmente (da almeno 2 operatori) sull'isola di Magaruque e delle attività di snorkeling e diving sulle isole di Bazaruto e Benguerra (effettuato per esempio da Odyssea dive). Non mancano tuttavia possibilità di horse riding nella zona continentale, che come abbiamo verificato sono effettuate soprattutto nella zona sud-ovest.

Postato da: albertolibertad a 23:21 | link | commenti (2)
viaggi, turismo, africa, mozambico

giovedì, 24 luglio 2008
A Mare

donna e mare

Postato da: albertolibertad a 14:13 | link | commenti
viaggi, immagini, africa, mozambico, karina

venerdì, 04 luglio 2008
Walking in Palestine

1416569669"Ci sarebbe da ridere, pensando che quella terra dalla bellezza senza tempo che è sopravvissuta praticamente intatta sin dai tempi della Bibbia, viene ora trasformata proprio da quel popolo che la reclama in virtù delle vicende bibliche. Le orribili costruzioni delle colonie israeliane si espandono senza sosta sulle vette delle colline della Cisgiordania; grandi strade si aprono il cammino attraverso i suoi sinuosi paesaggi; le zone selvagge sono diventate Parchi Nazionali, vietati ai palestinesi; e i villaggi Arabi che un tempo si amalgamavano piacevolmente nel paesaggio circostante sono poco più che ghetti sotto assedio".

Così comincia una bella recensione dell'Economist del libro di Raja Shehadeh che ha recentemente vinto il Premio Orwell 2008.

L'espansione continua delle colonie israeliane non è l'opinione di qualcuno, ma una vergogna colossale perpetrata nel silenzio e nell'intimidazione da cui non ci libereremo, senza la volontà di voler condannare e volontariamente DISCRIMINARE chi per primo non rispetta le leggi a cui fa appello.

nota di copy rights: l'immagine della copertina del libro, presa dal sito dell'Economist, potrebbe anche essere coperta da diritti ma viene pubblicate esclusivamente per promuovere il libro stesso; e comunque potrei averla anche fatta io quella foto. Poi con Photoshop... insomma, pochi casini.

Postato da: albertolibertad a 14:15 | link | commenti
palestina, israele, occupazione, informazione, colonie

mercoledì, 02 luglio 2008
Umberto Eco, n. 4

Pensate a quello che sta succedendo; pensate a quello che succederà. E sentite tutto il peso di queste straordinarie parole:

"Cari Amici,
mentre esprimo la mia solidarietà per la vostra manifestazione, vorrei che essa servisse a ricordare a tutti due punti che si è sovente tentati di dimenticare:

1) Democrazia non significa che la maggioranza ha ragione. Significa che la maggioranza ha il diritto di governare.

2) Democrazia non significa pertanto che la minoranza ha torto. Significa che, mentre rispetta il governo della maggioranza, essa si esprime a voce alta ogni volta che pensa che la maggioranza abbia torto (o addirittura faccia cose contrarie alla legge, alla morale e ai principi stessi della democrazia), e deve farlo sempre e con la massima energia perché questo è il mandato che ha ricevuto dai cittadini. Quando la maggioranza sostiene di aver sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia. "

2 Luglio 2008, Umberto Eco -  Lettera ai promotori della manifestazione dell'8 luglio in Piazza Navona.

"Informatevi, Riflettete, Divulgate"

Postato da: albertolibertad a 16:08 | link | commenti
italia, politica, democrazia, attualità

domenica, 29 giugno 2008
Eugenio Scalfari

Il terzo iscritto al Partito dell'Informazione (dopo il sottoscritto, tessera n. 1 e Giorgio Bocca tessera n. 2) è Eugenio Scalfari. Che per fortuna, non si dimentica mai niente... c'è da sperare che il buon Dio ce lo lasci ancora per tanti e tanti anni.
"Come hanno ridotto noi poveri italiani", La Repubblica, 29 Giugno 2008
www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/scalfari-fondi-2/scalfari-29-giugno/scalfari-29-giugno.html

"informatevi, riflettete, divulgate (AdR)"


Postato da: albertolibertad a 13:32 | link | commenti
italia, politica, informazione, attualità

sabato, 07 giugno 2008
musattando

"Buon compleanno muia!"
"Grazie, buon compleanno..:"

cesarePer festeggiare il mio 29', una summa di studi sull'origine del mio cognome, che "non vuol dire niente".
"Cosa vuol dire "non vuol dire niente""? Che i possessori di tale cognome (per lo più italiani) ritengono che sia uno di quei cognomi che fanno semplicemente da cognome. Non come "Simone Gallo" o "Paolo Signori"... piuttosto come "Alessandro Trebeschi" e "Omar Bonatti". Di quelli che anche se di per se non significano niente, nemmeno ne rivelano un'origine chiara...

Con base in lunghi anni di studi compiuti in almeno tre continenti, riporterò oggi le conclusioni (che tuttavia non concludono niente) e dimostrerò finalmente il contrario!
Per almeno tre ragioni.
1. La radice "musa", nei paesi di lingua araba e nella stessa lingua, indica Mosè, il biblico condottiero. Sulla via che conduce da Gerusalemme a Gerico, in una costruzione denominata "Nabi Musa"  la leggenda vuole che le spoglie dell'uomo riposino ancora là. Sicuramente, la prima tappa di peregrinaggio per ogni Musatti.
2. "Musati" in lingua Ovambo (Sud Angola e Nord Namibia), indica il "Mupane Tree", alberto dalle caratteristiche foglie a farfalla considerato sacro da diverse popolazioni della zona. Lo stesso nome indica una regione settentrionale della Namibia
3. (fresca fresca) In lingua Shona (area dell'attuale Zimbabwe), "Musati" significa "prima (che succeda qualcosa). Per ora non so altro...

Ecco che il bello diventa che l'allontanarsi da casa, ed il pensare di perdere le proprie origini, finisce quasi per fartene trovare di ancora più profonde.
"Buona serata muia!"
"Buona serata"

*nella foto, Cesare Musatti (1898-1989)

Postato da: albertolibertad a 22:49 | link | commenti (1)
alberto, novità, origini